PMI e Nord Est: scenari, sfide e modelli di impresa nel passaggio tra la Old e la New Economy
di Ferdinando Azzariti*
Presentazione
Perché parlare ed affrontare il tema delle PMI nel Veneto, e Nord-Est in generale?
La volontà di dedicare uno spazio attento e calibrato, insieme ad altri autori di provenienza e professionalità assai diverse tra loro, nasce da una profonda consapevolezza: quella di voler raccontare con linguaggio semplice ma preciso, chiaro ma diretto, la crescita di un luogo importante del nostro Paese, un luogo sviluppatosi sicuramente inconsapevolmente ma con uno spirito ed un carattere derivante dal passato. Il passato, prossimo e dunque non così lontano, è stato il tempo della miseria, il tempo della Prima Guerra Mondiale (si è svolta praticamente tutta nel territorio del solo Nord-Est), il tempo delle grandi emigrazioni (verso l’America ed il Nord-Europa prima, il Nord-Italia dopo) e di grandi sofferenze (il Vajont ed il terremoto nel Friuli sono alcuni esempi). Ma il passato è stato anche il tempo della dignità derivante dall’aver vissuto durante il periodo della Repubblica della Serenissima. Tutti questi fattori hanno condotto alla costituzione di un “inconscio collettivo del Nord-Est” che spinge gli abitanti di questo territorio a lottare, a creare qualcosa per sé, a non sentirsi mai arrivati ma a ricominciare sempre e comunque. Ecco perché il Veneto è un luogo di piccoli imprenditori, di lavoratori artigiani, di “popolo della partita iva”, di lavoratori a tempo determinato: molti sono caratterizzati dal fatto di non aver nulla di “stabile” (ferie, pensione, posto fisso, ecc.), di dover trasformare gli svantaggi in vantaggi, di dover superare i vincoli senza poterli tramutare in opportunità.
L’altra ragione che ci ha spinto a dedicare uno spazio costante al fenomeno delle PMI è il fatto che in questi ultimi cinque anni Alea e chi scrive hanno sempre dedicato momenti formativi e di incontro per presentare nuove PMI nascenti (Geox, Lotto, Permasteelisa, tra i casi più importanti) dando spazio ad un triangolo fortunato: ovvero le relazioni di imprenditori o manager, la presenza di qualificati docenti di Cà Foscari o delle altre università, l’intervento attivo degli spettatori – soci ALEA.
Nel decennio appena concluso il Veneto ed il Nord-Est hanno rappresentato il vero fenomeno economico, imprevisto ed inatteso, sia per performance economiche (i tassi di crescita e le quote di esportazione sono risultate per molti anni le più elevate d’Italia) che per sviluppo e generazione di aziende di successo generando, negli osservatori, due filoni di pensiero contrapposti.
Il primo filone di pensiero, che potremmo definire “visione viziosa” ha teso ad evidenziare, ricorrendo spesso all’uso di luoghi comuni, gli aspetti meno positivi del Veneto. Inizialmente si è sostenuto che il boom economico di quest’area era assolutamente passeggero ed effimero poiché dettato dalla svalutazione del ’93 e dalla massiccia evasione fiscale. Successivamente, raccontando il Veneto come un luogo di protesta nella quale si annidano “eversori” di specie diverse ed individualisti: ora è stata la Lega, ora gli allevatori per le quote latte, ora i Serenissimi con la conquista del Campanile di San Marco, ora le proteste dei piccoli imprenditori della Life. Infine descrivendo il Veneto come un luogo di “produzione di ricchezza materiale” ma nel contempo di generazione di povertà intellettuale, poiché i ragazzi abbandonano, al termine della scuola dell’obbligo, gli studi per andare in fabbrica a lavorare.
Il secondo filone, che potremmo definire “visione virtuosa”, ha invece teso a rispondere agli attacchi della parte cosiddetta avversa: prima con la generazione di definizioni del Nord-Est (Locomotiva economica, Giappone d’Italia, Laboratorio, e recentemente Magma), poi con la realizzazione di studi e sondaggi sempre più mirati ed approfonditi volti a smentire con i fatti ed i numeri le tesi proposte.
In questo spazio non si vuole difendere nessuna delle due visioni precedentemente descritte, ma ha soprattutto dato voce a protagonisti – in ambiti diversi e con ruoli differenti – che descrivono il loro punto di vista su un fenomeno che rappresenta quella che Rullani definisce la gestione combinata ed intelligente di tre fattori importanti: la gestione cioè della conoscenza (o knowledge management), del capitale finanziario e del capitale sociale che hanno contribuito alla costruzione di un sistema di “condivisione involontaria” auto-organizzata ed assolutamente spontanea in un’area per vocazione aperta al nuovo.
La conoscenza deriva, in larga misura, dalla capacità e dall’attenzione delle imprese di emulare i comportamenti dei concorrenti sfruttando abbondantemente quanto presente sul mercato. Il caso Geox sembra essere, da questo punto di vista, emblematico: un affermato imprenditore vitivinicolo che riesce, per una serie combinata di motivi casuali, a brevettare il modo di fare “scarpe che respirano” con una tecnologia presente da diversi anni sul mercato americano e quindi conosciuta da tutti!
Il capitale finanziario è sempre risultato scarso per le imprese che hanno dovuto, giocoforza, ingegnarsi con nuovi strumenti finanziari, ovvero i soldi degli altri. Le risorse finanziarie possono arrivare dalla famiglia di appartenenza, o dagli attori della catena del valore (creando spesse volte
outsourcing), o dalle banche, o dal capital venturing.
Infine, il capitale sociale deriva dalla capacità di intessere relazioni: questo concetto è raffigurato efficacemente da Gian Antonio Stella quando lo descrive come “l’intreccio col sistema socioculturale: il paese, il campanile, l’osteria, la famiglia. Con tutti i soggetti del territorio che in qualche modo cooperano quasi per una missione comune. E qui siamo al sistema dei distretti industriali, tipo quello dei sellini di bicicletta, delle scarpe sportive o delle sedie. Un sistema interessantissimo, centrato sulla competizione-cooperazione. In parole povere: tutti ruotano intorno allo stesso prodotto e Gigi fa la guerra a Toni che fa la guerra a Bepi. Però tutti insieme, Gigi, Toni, Bepi e con loro la banca del paese, il municipio, l’associazione di categoria, il sindacato, avvertono il senso di un destino comune. E fanno la guerra insieme al resto del mondo”.
Questi tre fattori – conoscenza, capitale finanziario, capitale sociale – saranno raccontati, in forme diverse, nelle pagine che seguono evidenziando, nel contempo, il futuro ed i possibili percorsi del Veneto.
Il filo conduttore di questo spazio
Un filo conduttore che vogliamo tenere è legato al “cambiamento” del sistema delle imprese e della società nel suo complesso. L’impegno, l’abilità, la vocazione imprenditoriale hanno certamente impresso al Veneto, negli ultimi vent’anni, uno sviluppo senza eguali. Queste performance, tuttavia, sono risultate essere il segno anche di cambiamenti profondi nel contesto sociale ed ambientale.
Vogliamo approfondire questi aspetti evidenziandone cinque in particolare.
Primo: il Territorio che cambia.
Il Veneto è una specie di arcipelago di terra, caratterizzato dalla varietà di paesaggi, degli ambienti culturali, dei luoghi sociali con una fortissima spinta al far da sé, all’agire direttamente ed in proprio, privilegiando le dimensioni locali e piccole. Questa regione contiene esperienze culturali, sociali in un contesto geografico molto variegato al proprio interno ma caratterizzato da alcune specificità: la forte sub-cultura cattolica a lungo egemone, l’eredità storico-culturale di Venezia, l’attitudine di guardare al mondo come lo scenario naturale nel quale collocare la propria “impresa personale” (sia impresa di vita che impresa economica) connaturata alla vocazione a ben pensarsi ben sicura nel proprio luogo ma portata naturalmente a sconfinare.
Il Veneto può essere rappresentato come un albero che ha molta attenzione alla radice (perché la rende solida) ma, al contempo, molta consapevolezza che solo respirando nell’aria più vasta la pianta dà frutti, frutti che debbono, per essere convenienti, circolare nei mercati ben al di là di quello paesano.
Secondo: il nuovo modello di sviluppo economico. Il Veneto rappresenta una fotografia perfetta di un nuovo modello di sviluppo dell’impresa (il cosiddetto “postfordismo”) poiché convivono elementi di Grande Impresa (pochi) ed elementi di Piccola Impresa (molti) che lo rende elastico, flessibile, modulare e costantemente interconnesso.
Analizzando con uno sguardo fenomenologico il Veneto si possono individuare almeno quattro categorie di imprese con caratteri diversi:
- la prima riguarda le imprese leader (ad esempio Marzotto, Benetton) che, quotate o in procinto di farlo, operano a livello internazionale, che hanno il cervello ed il cuore nel Veneto (Valdagno, Ponzano) ma che operano con una logica globale;
- la seconda riguarda le imprese di media dimensione, ben posizionate come marchi posseduti o come competenze tecniche in grado di servire efficacemente il proprio cliente;
- la terza riguarda le imprese distrettuali: poiché il Veneto è territorio di distretti vi sono imprese che fanno da capo-fila, ad esempio Luxottica;
- la quarta riguarda le piccole o piccolissime imprese che operano o in nicchie di mercato oppure, in una logica di sub-fornitura, per le imprese di grandi dimensioni.
Osservando il Veneto invece con un’attenzione ai casi che provengono dalle imprese ci accorgiamo che qualcosa di nuovo sta emergendo anche in termini di imprenditorialità. Il caso Stonefly (e successivamente Lotto Calzature) costituisce un’esperienza interessante da più punti di vista. Da un lato, è un esempio vivido di vitalità e capacità di generazione di nuove opportunità in un distretto (quello calzaturiero di Montebelluna) ritenuto “maturo”. Dall’altro, l’evoluzione di un’azienda che, attraverso un Management Buy Out, diventa di proprietà di un manager (Andrea Tomat) che in precedenza la gestiva. Infine, questa stessa impresa acquista (assieme ad altri imprenditori) l’azienda “madre” (la Lotto).
E’ questo, in sintesi, l’esempio di una nuova via all’imprenditorialità veneta ed italiana: non solo dunque il passaggio dell’impresa da padre in figlio ma anche acquisto di impresa da parte di “manager-imprenditori”.
Terzo: il lavoro che cambia forme e varietà.
Osservando il lavoro da un punto di vista quantitativo in Veneto la situazione del mercato si segnala per la positiva occupazione dei maggiori aggregati.
Considerando gli anni dal 1994 al 1999 si osserva che:
- gli occupati risultano aumentati: nel 1999 risultano essere 1.887.000 unità, esattamente 100.000 in più rispetto al 1994
- il calo delle persone in cerca di occupazione: 90.000 nel 1999 contro 118.000 nel 1994
- l’aumento delle forze di lavoro femminili: vi è stato un incremento di 63.000 unità tra il 1994 ed il 1999
- a livello settoriale compare il continuo calo dell’occupazione in agricoltura (si è passati dal 1994 al 1999 da 103.000 a 87.000 occupati); la crescita dell’occupazione industriale (da 754.000 a 808.000) e quella ancor più rilevante del terziario (da 930.000 a 991.000)
- l’intera crescita segnalata è da attribuire all’occupazione dipendente che è passata da 1.243.000 unità a 1.340.000.
Il lavoro si presenta – guardandolo da un punto di vista qualitativo - oggi come:
- indubbiamente più vario (nei contenuti e anche nelle configurazioni giuridiche e temporali)
- è molto spesso meno impegnativo fisicamente
- poiché le imprese sono di fatto obbligate al decentramento, sono obbligate pure alla diffusione di responsabilità e di autonomie: l’imprenditività è quindi requisito richiesto a vasto raggio
- diverse forme di flessibilità (es. orari) “servono” non solo l’impresa ma anche i lavoratori
D’altro canto però:
- vi è indubbiamente un maggior impegno mentale, con forme aggiornate di stress, anche da competitività
- è presente il rischio (anche se non ancora la realtà) di precarizzazione e di instabilità elevata, rispetto a cui anche professionalità elevate possono non essere di fatto tutelate
- l’esigenza di “individualizzare” la ricerca di senso anche nel lavoro disperde o complica le identità (tutto ciò è esito della crisi delle appartenenze, delle ideologie di riferimento).
Il lavoro cambia all’interno di imprese in profondo mutamento (Electrolux Zanussi, Benetton Group, Coin, Banco Ambrosiano Veneto, Adecco, solo per citare alcuni fulgidi esempi).
Quarto: i nuovi soggetti che stanno cambiando la realtà
Gli ultimi anni hanno visto un’esplosione di fenomeni nuovi che si configurano come vere e proprie “rivoluzioni”:
- la rivoluzione della conoscenza che può essere attribuita, da un lato, alla televisione ed al computer, e, dall’altra, alle comunicazioni e all’informatica;
- la rivoluzione della tecnologia che quotidianamente modifica gli scenari futuri (la mappatura genetica, i nuovi prodotti e servizi contro l’invecchiamento solo per fare alcuni esempi);
- la rivoluzione della cultura, si pensi solo alle ricerche possibili su Internet;
- la rivoluzione dell’organizzazione che da un modello di tipo industriale standard sta passando al cosiddetto post-fordismo;
- la rivoluzione della globalizzazione che cambia confini e transazioni.
Il futuro sarà senz’altro ancor più dinamico e generatore di ulteriori cambiamenti. Nel libro abbiamo individuato, relativamente al Veneto, alcuni soggetti portatori di cambiamento:
- i Parchi Scientifici e Tecnologici, che si configurano come luoghi di incontro tra Pubblico, Privato e Ricerca al fine di diventare zone utili e pronte “chiavi in mano” per le imprese
- la presenza di numerosi soggetti appartenenti al Terzo Settore, ovvero il settore utile a generare utilità sociali per soddisfare le crescenti richieste da parte di soggetti (anziani, bambini, immigrati, ecc.) in settori diversi (sanità, educazione, tempo libero, cultura, integrazione);
- l’informatica che con programmi gestionali sempre più “integrati” (i cosiddetti ERP ovvero programmi a livello di gestione aziendale) non solo internamente all’impresa ma anche a livello esterno, configurando un virtuale sistema di impresa unico;
- il Sindacato che nel Veneto di imprese di piccole dimensioni sta diventando da “soggetto di contrattazione” a “soggetto di programmazione dello sviluppo sociale ed economico”.
Quinto: la bibliografia sul Veneto
Negli ultimi 12 anni è stato scritto molto sul Veneto e non solo da osservatori di questa regione. Articoli, libri, working paper sono stati dedicati agli aspetti sociali, economici, aziendali, culturali di una regione analizzata anche da ricercatori americani.
Che cosa emerge da questa ampia bibliografia? Mi sembra emerga un aspetto interessante che riguarda il cosiddetto “lettore medio”: è per lui assai difficile rintracciare tutti questi lavori, disseminati in giornali di Centri Studi qualificati ma poco diffusi a livello di pubblico, oppure poco pubblicizzati oppure ancora chiusi nelle Biblioteche Universitarie, inaccessibili perfino a chi fino a qualche anno fa lì vi studiava! Pochi di questi lavori sono presenti su Internet od in una Biblioteca Virtuale che, ma questa è già una proposta, potrebbe essere realizzata.
* Consulente e formatore aziendale
1 A titolo di esempio possiamo citare i casi Luxottica e Benetton che hanno incrementato fatturati e mercati acquistando competitors mondiali; il caso Aprilia, che ha continuato a mietere successi nell’ambito mondiale delle corse accrescendo mercati, volumi produttivi e performances economiche; infine sono divenute delle vere e proprie sorprese in settori maturi casi quali Geox, Diesel e Permasteelisa.
2 Nel Nord-Est sono presenti numerosi Enti di Ricerca e approfondimento cresciuti negli anni ’90. Tra gli altri ricordiamo Ires Veneto, Ires Friuli-Venezia Giulia, Centro Studi Nord-Est, Fondazione Nord Est, Centro Studi CGIA, Istituto Poster, Associazione CentroVeneto, Fondazione Corazzin.





